Miglio Rosso

Storia del Miglio Rosso

Il miglio Rosso  (Panicum miliaceum, L.) è un cereale antichissimo, appartiene alla famiglia delle Poaceae il termine miglio tecnicamente indica una vasta gamma di piccoli cereali simili per dimensioni del seme e utilizzo, In Italia il miglio bruno è la varietà, più diffusa  ed è la forma più selvatica di miglio, si presenta in chicchi, ricoperti del tegumento (buccia) e può svilupparsi  fino a 1,5 m di altezza.

I semi di miglio Rosso maturano verso la fine dell’ estate, all’interno di spighe che si sviluppano tra le lunghe foglie, simile a quelle del mais. Esistono diversi generi e specie, come il miglio Barnyard o miglio da cortile che è quello a crescita più rapida, il Panico o Proso millet, il miglio Kodo, il miglio perla o pearl millet che è quello più coltivato a livello mondiale, il miglio a coda di volpe o foxtail millet, molto più rari sono il miglio porpora e il miglio rosso .

Le origini del miglio, risalgono all’epoca preistorica, coltivato in Africa e in India da cui si è poi esteso in Europa. In Italia si è diffuso in modo particolare nell’Italia centrale, dove gli antichi romani erano soliti utilizzarlo insieme ad altri cereali. Apprezzato dai romani perché, in apposite strutture, poteva essere conservato per lunghi periodi, addirittura per 100 anni come afferma il grande Marco Terenzio Varrone (116 a.C.-27 a.C.). Plinio ci dice che quello della Campania era particolarmente dolce. La farina di miglio dava una resa molto buona, con un moggio (8,66 litri) si potevano fare ben sessanta libbre di pane (19,66 kg circa). Anche con il miglio si poteva preparare un puls, mescolandolo con l’acqua. Il puls di miglio era l’alimento principale delle popolazione caucasiche dei Sarmati, che la farina di miglio la consumavano cruda, mescolata al latte di cavalla o al sangue estratto dalle vene dei loro destrieri. Galeno lo reputa un alimento facilmente digeribile, che asciuga e non blocca lo stomaco. Tradizionalmente, è considerato rinforzante, vitalizzante e armonizzante. Era il cereale più utilizzato nella mensa del sommo Pitagora (570 a.C. – 495 a.C.) e dei suoi seguaci.In Italia le maggiori produzioni di miglio venivano dalla Campania e dalla Transpadania. Plinio racconta che ai suoi tempi iniziava a circolare anche una varietà di miglio nero, a grani grossi, particolarmente produttivo

Secondo le testimonianze storiche, il cereale per eccellenza, il più richiesto e il più costoso era il frumento. Di fatto le difficoltà agronomiche e le basse rese, non permettevano di soddisfare le richieste alimentari della popolazione in rapida crescita. Si creò presto una disparità nell’alimentazione, i ricchi mangiavano solo pane di frumento mentre il cibo dei meno abbienti era costituito spesso dal miglio  consumato in chicchi interi, tostati e macinati in farina. Dalla quale si poteva fare il “pane di mescola” fatto appunto con un miscuglio di farine diverse dal grano, fra cui anche quella di miglio.  Il pane di mescola era  raramente ben lievitato perché conteneva molti cerali privi di glutine. Il prodotto finale era un pane scuro, dalla forma di gallette o di focacce, e veniva cotto perlopiù sotto le braci o su apposite lastre di terracotta sopra il fuoco.
Il pane nero così ottenuto diventava duro rapidamente, ma poteva essere conservato per lunghi periodi di tempo, settimane o mesi interi. Per renderlo di nuovo commestibile, doveva essere inzuppato in acqua, vino oppure brodo. Ancora agli inizi del ‘300, durante le carestie il miglio  era usato  in purezza anche per la panificazione. A dispetto di quanto sosteneva la scuola salernitana, il pane appena sfornato era di gusto gradevole e delicato; quando induriva, veniva macinato finemente e reimpastato con acqua per realizzare semplici gnocchetti. I Longobardi  avevano una particolare predilezione per questi gialli granelli. Nella loro mitologia c’era un monte del miglio su cui risiedeva la dea Holder, protettrice della fertilità. E il miglio era il cibo preferito dalle donne incinte, in quanto ritenuto in grado di contrastare gli aborti.

In passato veniva immagazzinato per periodi molto lunghi, grazie alla sua lunga conservabilità. Nel 1378, per esempio, Venezia assediata dai Genovesi, si salvò grazie al miglio conservato nei suoi magazzini. Con la scoperta delle Americhe, mais e patata, grazie alla loro elevata capacità produttiva, soppiantarono definitivamente,  anche se in modo graduale il miglio, e tutta quella schiera di piccoli cereali diffusi come miglio, grano saraceno, segale, farro.

Sostenibilità  Alimentare e ambientale

IL miglio storicamente  è un cereale tipico delle zone aride dell’Asia e dell’Africa. Costituisce un alimento base per le persone che vivono in territori marginali, con limitate risorse economiche e idriche, con il miglio si possono  avere ottimi raccolti con rese ottimali anche su terreni ostili.

Questo aspetto del miglio, ci permetterà di fronteggiare meglio i cambiamenti climatici in atto che sono caratterizzati da una frequenza sempre maggiore di ondate di calore estremo garantendo in questo modo, cibo per il nostro futuro.

Secondo quanto riportato da uno studio internazionale di genomica, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Biotechnology nel 2017, che ha visto la partecipazione dell’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del CNR assieme ad un team di 65 scienziati appartenenti a 30 diverse istituzioni di ricerca. La decifrazione della sequenza del genoma del miglio perlato (Pennisetum glaucum), e l’analisi della variabilità genetica di un migliaio di linee di questo cereale, hanno permesso di svelare le strategie vincenti messe in atto da questa coltura per affrontare condizioni climatiche estreme oltre 42° e per tollerare in maniera eccezionale ambienti secchi.

 A differenza di molti cereali, come il riso o il mais, non sopportano temperature superiori a 30-35°C durante la fase di maturazione. i semi del miglio perlato maturano fino a temperature di 42°C grazie alla produzione di proteine che agiscono come delle cere naturali in grado di proteggere la pianta dallo stress termico.

Benefici e proprietà del Miglio Rosso

Il miglio è un cereale  altamente digeribile, è privo di glutine adatto anche a chi soffre di celiachia e di digestione lenta.

Definito un SuperFood, è tra i cereali più nutrienti, possiede una densità di micronutrienti superiore a quella di cereali più comuni come il riso e frumento. In particolare il miglio è la fonte più ricca di calcio rispetto ad altri cereali, contenendone un quantitativo superiore di 10 volte a quello di riso, grano o mais e tre volte più di quello del latte

Il miglio  è il miglior fornitore di silicio per il nostro organismo. Il silicio è fondamentale per il nostro corpo, questo minerale, in combinazione con l’ossigeno, è presente nelle ossa, nella cartilagine, nei denti, nella pelle e nelle unghie sotto forma di acido silicico. Studi scientifici hanno dimostrato che l’assunzione di silicio  rinforza l’ organismo umano, influendo direttamente sulla mineralizzazione dello scheletro, stimola il metabolismo del calcio, favorisce la formazione del collagene, fortifica ossa, tessuti connettivi, denti, unghie, capelli e l’invecchiamento delle cellule. Per questa sua ricchezza rappresenta un alimento valido a tutte le età, ottimo nello sviluppo e accrescimento del corpo. Inoltre è un  ottimo  ricostituente particolarmente consigliato agli amanti della palestra, del body building e dello sport in generale. Il miglio contiene inoltre, acidi grassi saturi compresi generalmente tra 18-20% mentre quelli insaturi, grassi buoni, il restante 78-80%. Sono inoltre presenti vitamina A e vitamina E, vitamine del complesso B ferro, fosforo, magnesio e fluoro.

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